Intervista a Simone Ferrazzo
CEO e fondatore di KyberEdge 

Simone Ferrazzo

Le origini e la visione 

Simone, com’è nata l’idea di creare KyberEdge?
KyberEdge nasce da un percorso naturale. Dopo anni di lavoro con Rete Informatica, in cui abbiamo sviluppato soluzioni cloud, software custom e progetti su piattaforme Microsoft, mi sono reso conto che il mondo industriale aveva bisogno di qualcosa di diverso. Le aziende manifatturiere chiedevano soluzioni solide, ma anche semplici, vicine alla realtà della fabbrica e ai problemi quotidiani di chi produce. KyberEdge è nata per questo: per unire l’esperienza tecnologica maturata nel mondo IT con la concretezza e il ritmo del mondo industriale. 

C’è stato un momento in cui hai capito che serviva qualcosa di nuovo? 
Sì, direi più momenti. Ogni volta che entravo in una fabbrica e vedevo tecnologie potenzialmente straordinarie usate solo al 10%, o sistemi tra loro disconnessi, capivo che il problema non era la mancanza di strumenti, ma la mancanza di un linguaggio e di un modello dati comuni tra IT e OT. KyberEdge nasce per colmare proprio quel divario, per parlare il linguaggio della fabbrica, ma con la visione del cloud e dei dati. 

Perché “KyberEdge”? 
“Kyber” richiama il concetto di cybernetica, ossia il controllo e la comunicazione nei sistemi complessi. “Edge” rappresenta il punto di contatto, il bordo, il luogo in cui le cose avvengono: la fabbrica, la macchina, il dato che nasce sul campo. Insieme, significano “intelligenza al bordo”: tecnologia che vive dove serve, vicino al processo, al dato e alle persone. 

L’esperienza e le motivazioni 

Cosa ti ha insegnato la tua esperienza con Rete Informatica? 
Che la tecnologia da sola non basta. Puoi avere il miglior cloud o il miglior software, ma se non capisci il contesto in cui viene usato: i tempi di produzione, le priorità di chi lavora in linea, la realtà quotidiana, non stai portando vero valore.
KyberEdge nasce per connettere questi mondi: tecnologia e fabbrica, visione strategica e operatività. 

Lavorando con aziende industriali, cos'hai visto mancare più spesso? 
Ho visto tanti silos. Dati sparsi, sistemi che non dialogano, decisioni prese a intuito perché le informazioni arrivano tardi o in modo frammentato. E ho visto anche tanta voglia di cambiare, di rendere più semplice la gestione delle informazioni, ma poca chiarezza su da dove cominciare.
KyberEdge serve proprio a questo: dare metodo, visione e strumenti per far parlare tra loro macchine, persone e processi. 

La missione di KyberEdge 

Qual è la missione di KyberEdge? 
Essere il punto d’incontro tra tecnologia e industria, tra dati e decisioni, tra oggi e il futuro del manifatturiero. Vogliamo aiutare le aziende a fare innovazione vera, ad adottare nuove tecnologie, ma anche a districarsi nelle nuove normative e nelle agevolazioni oggi disponibili. Ogni progetto deve avere un senso concreto, deve migliorare la produttività, la qualità o la capacità di decidere in modo informato. 

Cosa significa per te “digitalizzazione industriale”? 
Non è solo installare sensori o costruire dashboard. È creare un ecosistema in cui i dati hanno significato, circolano con facilità e diventano azioni concrete per le persone. Digitalizzare significa capire, non solo connettere. E soprattutto significa mettere a disposizione delle persone strumenti innovativi ma semplici da usare, progettati sull’esperienza reale di chi vive la fabbrica ogni giorno. Farlo senza stravolgere ciò che già funziona, ma rendendolo più intelligente e sostenibile.

Le persone e il metodo

Che tipo di squadra hai costruito attorno a KyberEdge? 
Un team piccolo ma con competenze profonde e complementari. Abbiamo persone che vengono dal mondo Cloud e software, ma anche chi ha lavorato dentro le fabbriche, sui macchinari, sui processi. Questo ci permette di parlare a tutti, dal direttore di stabilimento, al tecnico di linea e di costruire soluzioni che funzionano davvero. 

Qual è il vostro approccio ai progetti? 
Partire dai dati, ma soprattutto dalle persone. Ci piace ascoltare, osservare, capire dove nasce il problema e quali sono le vere priorità. Poi costruiamo soluzioni modulari, scalabili, spesso cloud-native, che permettono all’azienda di crescere passo dopo passo, senza traumi. 

Se dovessi descrivere KyberEdge con tre parole? 
Concreta, innovativa, intelligente. Concreta perché lavoriamo solo su ciò che porta valore reale. Innovativa perché utilizziamo le tecnologie più recenti per semplificare i processi e puntiamo al risultato. Intelligente perché mettiamo i dati e l’AI al servizio delle decisioni, non il contrario. 

Sguardo al futuro

Come immagini l’industria dei prossimi anni? 
Sarà più interconnessa, più consapevole e più basata sui dati. Le aziende che sapranno leggere in tempo reale cosa accade nelle loro linee produttive, avranno un vantaggio competitivo enorme. L’intelligenza artificiale e l’edge computing saranno il cuore di questa trasformazione. 

E che ruolo avrà KyberEdge in questo scenario? 
Vogliamo essere il partner che accompagna le aziende in questo percorso: con pragmatismo, metodo e visione. Non vendiamo prodotti, costruiamo soluzioni su misura, partendo da un obiettivo chiaro: trasformare i dati in valore. 

Cosa ti motiva ogni giorno in questo progetto? 
Il fatto che possiamo davvero fare la differenza. Vedere un’azienda che, grazie ai nostri progetti, migliora l’efficienza o prende decisioni più rapide, è la nostra soddisfazione più grande. E sapere che dietro ogni riga di codice c’è un pezzo di industria che diventa più intelligente, è la spinta che ci fa andare avanti. 

In chiusura, Simone, quale messaggio vuoi lasciare a chi legge questa intervista? 
Vorrei dire che l’innovazione industriale non è un traguardo, ma un percorso. Un cammino fatto di piccoli passi, di ascolto e di collaborazione. KyberEdge è nata per accompagnare le aziende lungo questo cammino, aiutandole a capire dove la tecnologia può davvero fare la differenza e come può migliorare il lavoro quotidiano di chi vive la fabbrica ogni giorno. 
Credo profondamente che la trasformazione digitale debba essere accessibile, comprensibile e utile a tutti: solo così possiamo parlare di vera innovazione. È un percorso ricco di ostacoli, ma se affrontato con il giusto supporto e con competenza, può essere intrapreso con maggiore serenità e consapevolezza. E proprio in questo cammino, crediamo che la tecnologia debba essere un alleato: uno strumento per migliorare la vita delle persone, semplificare il lavoro e costruire, passo dopo passo, un’industria più umana, consapevole e capace di guardare al futuro con fiducia. 

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